« I miei sogni per il futuro sono semplici: potermi alzare dal letto e passare del tempo con mio nipote, ricordando il passato, leggendo storie e parlando. »

Oscar Remonda nasce nel 1920 a Bellinzona. Suo padre, Peppino, originario della valle Onsernone, lavora alla Banca dello Stato; sua madre, Irene, è di Faido. Cresce con i suoi tre fratelli e sorelle e conserva bei ricordi della sua infanzia: le estati in montagna e il regalo di un cagnolino.
Dopo la scuola elementare e il ginnasio, Oscar Remonda frequenta il liceo a Lugano. Ogni mattina prende il treno delle 7 e corre fino al Parco Ciani, a volte salendo persino sul treno in corsa dopo aver passato lo zaino ai suoi compagni attraverso il finestrino. Lo scoppio della guerra e il servizio militare sconvolgono però i suoi progetti. Come soldato la sua ambizione era quella di fare il sanitario, ma fu inizialmente assegnato ai carabinieri. Le lunghe marce sul Gesero gli causano forti mal di schiena, cosa di cui tuttora soffre. A causa dei suoi problemi di vista lo trasferiscono infine nel servizio sanitario, dove servirà nel lazzaretto di Chiasso. Lì, Oscar Remonda cura rifugiati, contrabbandieri, aviatori britannici, deportati di ritorno dai campi nazisti, e incrocia persino Mussolini respinto alla frontiera. Accompagna anche la figlia, Edda Ciano, in treno fino a Bellinzona senza sapere chi sia, e scoprendolo solo all’arrivo. Ricorda anche vividamente il 27 aprile 1945, quando i soldati tedeschi minacciarono di far esplodere un camion per entrare a Chiasso.
Dopo l’esercito, Oscar Remonda lavora a Berna per la Banca dello Stato, dove cura i contatti con i clienti italiani e contribuisce con i suoi colleghi a organizzare una delle prime casse pensioni. In un ristorante di Berna conosce Erika, che chiamerà poi affettuosamente Eki, originaria di Interlaken. Si sposano nel 1949 a Lucerna, a metà strada tra le due famiglie. Si trasferiscono a Cassarate e poi a Breganzona dove nascono i loro figli, prima di stabilirsi a Viganello. La vita è scandita dal lavoro e dagli impegni familiari, spesso però si spostano in montagna dove fanno lunghe passeggiate.
A 65 anni Oscar Remonda va in pensione. Ricorda gli occhi grandissimi che l’hanno fissato alla nascita di suo nipote Federico. Quegli stessi occhi che oggi gli permettono di vedere quello che ormai non può più, a causa della perdita della vista. Con il nipote condivide racconti, letture, discussioni politiche, storie di Don Camillo. È grazie a queste conversazioni che Federico sceglie di diventare insegnante.
A 103 anni, Oscar Remonda vive ancora a casa sua a Viganello. I suoi sogni sono semplici: potersi alzare dal letto nonostante il mal di schiena e passare del tempo con il nipote, ricordando, leggendo e discutendo di ciò che accade nel mondo.



